Autonomia, questa sconosciuta…
Partiamo dalle origini: cosa significa davvero?
Genitori, siate sinceri…
Quanto volete veramente che vostro figlio o vostra figlia impari tutto questo?
L’autonomia presuppone un processo di separazione e individuazione.
E molte di voi, al solo pensiero che il proprio piccolo o la propria piccola stia crescendo, stanno già facendo una smorfia di disappunto…
Cerchiamo di analizzare questo tema insieme, con l’obiettivo di chiarirvi un po’ le idee e offrirvi qualche spunto di riflessione in più.
Perché educare all’autonomia è fondamentale
Educare un bambino all’autonomia è molto importante.
Stimola l’intelligenza e aumenta l’autostima.
E voi volete tutto questo per vostro figlio o vostra figlia, giusto?
Quando puniamo i bambini “perché crescono”…
Quando puniamo i bambini per il semplice fatto che stanno crescendo, li facciamo sentire in colpa per i loro bisogni e desideri normali legati allo sviluppo.
Questo può causare:
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Profonda insicurezza
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Ribellione
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Auto-lesionismo
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Altre forme di comportamento che rivelano un fallimento nel diventare persone indipendenti
Il pensiero di Maria Montessori sull’autonomia
Ricordate la signora Maria (Montessori), di cui avevamo parlato tempo fa?
È stata una capostipite della pedagogia moderna e, in merito all’autonomia, afferma:
“Il piccolo rivela se stesso solo quando è lasciato libero di esprimersi, non quando viene coartato da qualche schema educativo o da una disciplina puramente esteriore.”
Ed è proprio per questo che è importante educarlo alla libertà.
Ma come?
Educateli al contatto con la natura
Se fate una passeggiata in montagna, non prendete il piccolo in braccio, ma lasciatelo libero.
Mettetevi voi al suo passo, aspettate con pazienza che:
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Raccolga un fiore
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Osservi un uccellino
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Si fermi a guardare qualcosa con entusiasmo
Godetevi il paesaggio con i suoi occhi, con il suo stesso entusiasmo.

La natura come metafora della vita
Attraverso la natura e il passare delle stagioni, avrete anche un’ottima metafora della vita per spiegare quegli argomenti ostici che spesso vi mettono in difficoltà.
Siate angeli custodi (silenziosi)
Osservate senza intervenire.
Il vostro ruolo, come genitori o educatori, è quello di essere angeli custodi: presenti, attenti, ma discreti.
Il bambino ha bisogno di imparare dai propri errori.
Solo in caso di situazioni pericolose è necessario intervenire con fermezza e decisione.
Nel resto del tempo, lasciate che sia l’esperienza a guidarlo, anche attraverso piccoli fallimenti quotidiani.
Coltivate i suoi talenti, non i suoi difetti
Evitate di usare parole dure o svalutanti quando vi rivolgete a lui o a lei.
Anche i rimproveri, se mal gestiti, possono lasciare segni profondi.
Invece, concentratevi sul rafforzare e sviluppare ciò che c’è di positivo:
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I suoi talenti
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Le sue qualità
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I suoi punti di forza
Quando coltivate queste aree, le sue capacità interiori cresceranno, lasciando sempre meno spazio ai difetti.
Le parole hanno un peso (anche quando pensate non ascolti)
Un ultimo consiglio fondamentale:
Non parlate mai male del bambino, né in sua presenza, né in sua assenza.
Anche quando sembra distratto o lontano, il bambino percepisce e interiorizza il vostro tono, le vostre parole, i giudizi su di lui.
E queste parole, se negative, possono diventare le sue credenze su sé stesso.
Abituateli alla precisione: armonia e autonomia vanno insieme
Abituare i bambini alla precisione li aiuta a sviluppare e affinare l’armonia del corpo.
Non sostituitevi a loro, indirizzateli con dolcezza, lasciando che siano loro a fare.
Indicazioni chiare e ambienti a misura di bambino
Cercate di essere calmi e sicuri in ciò che dite, fornendo indicazioni precise.
Ad esempio:
“I colori sono nel solito posto, nel mobile basso in camera tua.”
Per rendere possibile questo tipo di autonomia, è fondamentale predisporre spazi adatti alla loro altezza e organizzati secondo le loro esigenze.
Piccole attività quotidiane per grandi abilità
Uno degli esercizi più utili consigliati da Maria Montessori è:
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Apparecchiare la tavola con diligenza
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Servire a tavola
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Mangiare in modo composto
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Lavare i piatti
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Riporre le stoviglie
Sono azioni semplici, ma estremamente educative e formative, che stimolano responsabilità, coordinazione e rispetto per gli altri.
“Troppo piccoli” non è una buona scusa
Non impedite al bambino di fare qualcosa solo perché pensate sia “troppo piccolo”.
Abbiate fiducia nelle sue capacità e lasciatelo fare come meglio sa.

Lodi e parole positive: rinforzano le buone abitudini
Elogiateli con parole di stima: sono molto più efficaci di qualsiasi rimprovero.
Le parole positive aiutano a fissare i comportamenti corretti e a far sentire il bambino capace e competente.
Ecco alcuni esempi:
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“Ho apprezzato molto che tu abbia lavato la tua tazza della colazione.”
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“Grazie per aver riposto gli abiti al posto giusto.”
Queste frasi semplici rinforzano l’autonomia e motivano il bambino a ripetere il comportamento spontaneamente.
Presenza fisica + programmazione: un equilibrio necessario
Oltre alla presenza fisica rassicurante, fondamentale per un bambino in difficoltà, è importante una buona programmazione educativa.
Guidateli con domande e scelte consapevoli
Accompagnate i bambini a:
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Porsi domande
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Dare significato a ciò che fanno
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Essere attivi
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Affrontare delle scelte
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Dividere i compiti in parti più piccole
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Lavorare con tempi ragionevoli e pause
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Produrre con calma compiti di buona qualità, invece che finire tutto in fretta e male
Attenzione anche al rischio dei troppi stimoli esterni, che possono disorientarli o stressarli.
Educare allo studio con piccoli passi (e fiducia)
Quando si tratta di studio, questa regola diventa doppio obbligo.
Un esempio pratico:
Se il vostro bambino fa i capricci perché non riesce a fare i compiti da solo, provate a proporre un patto educativo:
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Chiedetegli quali compiti riesce a fare da solo: quelli li farà senza aiuto.
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Per quelli più difficili, lavorateci insieme.
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Con il tempo, proverà a farli in autonomia.
Così gli insegnate fiducia in sé stesso, metodo e responsabilità progressiva.
Trattateli come individui, non come estensioni di voi
Trattare i propri figli come individui autonomi è fondamentale.
Se come genitore leghi la tua immagine e la tua autostima al modo in cui tuo figlio:
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Si comporta
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Si esprime
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Va a scuola
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È percepito dagli altri
…gli trasmetti un messaggio sbagliato: che è amato non per ciò che è, ma per come ti fa apparire.
Questo può trasformarlo in una persona che vive per piacere agli altri, sempre in cerca di approvazione e con la costante paura di non essere all’altezza.
In più, rischi di allevare un piccolo narcisista. E voi non volete questo, giusto?
Non siate iperprotettivi
Proteggerli da ogni problema o emozione non li aiuterà.
Al contrario: li abituerà a pensare che la vita sia sempre facile e che tutto debba essere fatto per loro.
Questo può portare a:
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Comportamenti pretenziosi
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Difficoltà a gestire le frustrazioni
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Stati d’animo depressivi
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Confusione di fronte al rifiuto o all’insuccesso
Non intromettetevi nei suoi rapporti
In questo contesto è fondamentale non intromettersi nei rapporti del bambino o del ragazzo.
L’intromissione – o meglio, l’invasione – inibisce la maturità relazionale.
Ad esempio:
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Se vostro figlio si mette nei guai a scuola e correte subito a parlare con l’insegnante per “scagionarlo”…
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Se dite continuamente come deve comportarsi con gli amici…
…non gli state insegnando a navigare da solo le relazioni complesse.

Il consiglio più importante: date l’esempio
Chiudo con un consiglio che sento profondamente mio e che condivido con Jacques Prévert:
“Bisognerebbe tentare di essere felici, non foss’altro che per dare l’esempio.”
Coltivate sogni e buone maniere
Coltivate la bellezza delle buone maniere e dei vostri sogni.
Solo così darete ai vostri figli la possibilità di raccoglierne i frutti.
I figli imparano da ciò che siete (non solo da ciò che dite)
I bambini – così come gli adolescenti – hanno bisogno di figure adulte da imitare, da cui trarre spunti e indicazioni per costruire la propria identità e i propri comportamenti.
Un genitore che pretende cura, impegno e responsabilità, ma non li dimostra a sua volta, perde autorevolezza.
In questo caso, le parole diventano vuote e prive di significato.

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