
Il ruolo emotivo del caregiver nella genitorialità
Lieto evento in famiglia: riflettori puntati sul nuovo arrivato… e a mamma e papà chi ci pensa?
Lieto evento in famiglia, riflettori puntati sul nuovo arrivato…
e a mamma e papà chi ci pensa?
Chi si prende cura di chi si prende cura?
Al di là del gioco di parole, la domanda è lecita e la risposta non è così scontata.
Nel cercare di capire cosa proporre in questo articolo, un collega mi ha dato un suggerimento interessante, che ho deciso di cogliere al volo: parlare dell’emotività del caregiver.
Chi è il caregiver?
Innanzitutto, cerchiamo di capire chi è il caregiver.
È la persona dedita alla cura di un bambino, di un anziano, di una persona disabile.
Nel nostro caso specifico, considereremo colui o colei che è destinato a prendersi cura del nascituro o della neonata, cercando di esplicitare qual è l’emozione sottostante — non sempre positiva — che vive chi si trova ad affrontare un’esperienza strabiliante e sconvolgente come quella di una nascita.
L’ansia prima della nascita e il mito del genitore perfetto
Prima ancora che il bambino o la bambina nasca (solo dopo capisci che non devi dar retta a nessuna cosa ti venga detta da chi ci è già passato), non fanno altro che dirti che dopo un figlio tutto cambia.
Parlano di sacrifici, rinunce, sonno che non recupererai mai, cinema che non vedrai più.
Ho sentito tante di quelle cose che monta l’ansia al solo pensiero.
Ogni genitore, colto dal mito della perfezione (che non esiste), vorrebbe appartenere alla categoria dei genitori intuitivi, dotati, che non si arrabbiano, non si stressano e non sbagliano mai.
Ma poiché genitori così non esistono, è importante conoscere i principi di una genitorialità consapevole.
Genitorialità consapevole e riconoscimento dell’individualità
Il ruolo di genitore è impegnativo e difficile, e la difficoltà maggiore consiste nel riconoscere l’individualità di ognuno.
Adulti e bambini sono diversi.
Un bravo genitore è colui o colei che si sforza di conoscere l’anima dei propri figli, senza dimenticarsi della propria.
Non esistono regole educative valide per tutti: bisogna trovare strategie di comunicazione adeguate, avendo la pazienza di capire paure e sogni.
Per fare tutto questo è fondamentale non scordarsi di sé e dei propri bisogni.
Prima di essere genitori, si è persone
Prima di essere madre, sei una donna.
Prima di essere padre, sei un uomo.
E anche se rimanete stupiti nel guardare un viso che ricorda il vostro, non scordatevi che è una persona altra, al di fuori di voi, ma che da voi proviene.
Le ferite del passato e la genitorialità
Senza rare eccezioni, discendiamo da generazioni di genitori nevrotici (tranquilli, non è niente di grave).
Quando non ne siamo consapevoli, le cicatrici della nostra psiche possono interferire con la capacità di amare e rispettare noi stessi e gli altri.
Per essere un genitore consapevole è necessario conoscersi, fare i conti con il proprio passato, ascoltarlo e accoglierlo, affinché non interferisca negativamente con la capacità di essere genitore.
Essere caregiver: fatica fisica ed emotiva
Essere caregiver è un’attività difficile e destabilizzante.
Come emerge dalla maggior parte degli studi, il caregiver esperisce:
-
rabbia
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stanchezza
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senso di colpa
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timore di non essere adeguato
La tensione trattenuta si manifesta anche sul piano fisico: problemi gastrici, mal di testa, dolori diffusi, disfunzioni immunitarie.
Dal punto di vista psicologico, ansia e sintomi depressivi sono tra i vissuti più diffusi nel caregiving, spesso legati a stress cronico.
L’importanza dell’autotutela del caregiver
Guerriero e collaboratori promuovono per il caregiver l’autotutela:
“Ricordare a se stessi che si è importanti per sé e per l’altro, informarsi, considerare i propri limiti, soddisfare i propri bisogni e interessi, condividere i problemi con la famiglia, non avere paura o vergogna di ammettere le difficoltà, farsi aiutare da esperti, prendersi periodi di riposo.”
Prendersi cura di sé non è egoismo
“Abbi cura di te” può sembrare ironico se rivolto a chi si prende cura degli altri gratuitamente e in modo continuativo.
Eppure, chi meglio di chi si prende cura degli altri dovrebbe sapersi prendere cura di sé?
Ammettere una difficoltà non è una colpa.
Intrisi di spirito di sacrificio e obblighi generazionali, spesso ci si dimentica di se stessi.
Genitorialità, potere e autonomia
La genitorialità è carica di retorica nella nostra cultura e non consente l’espressione di sentimenti negativi.
Il potere che un genitore esercita su chi dipende totalmente da lui è reale e delicato.
Il rischio è quello di rendersi indispensabili, infantilizzando l’altro e creando dipendenza.
Per questo è fondamentale parlare di suddivisione dei compiti e di autonomia.
Il diritto di separarsi per crescere
Molti caregiver vivono con sensi di colpa il desiderio di autonomia.
Ma limitare la propria libertà rischia di sacrificare anche quella della persona di cui ci si prende cura.
Tra i compiti educativi c’è anche il diritto di “liberarsi” per permettere la crescita.
Conclusione: imperfetti, ma presenti
Lo psicologo Gordon W. Allport ricordava quanto l’atmosfera familiare influenzi lo sviluppo dei bambini.
Non abbiate timore di essere fallibili.
Non esistono genitori perfetti, ma — parafrasando Winnicott — genitori imperfetti, sani e affettivamente presenti.

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